Tumore del seno: le vampate colpiscono oltre 7 donne su 10
- di Redazione
- 12 Ottobre 2026
- Italia ed estero
Le vampate di calore riguardano oltre il 70% delle donne che convivono con un tumore del seno e rappresentano uno degli effetti collaterali più comuni dei trattamenti endocrini. Eppure, se ne parla ancora poco: appena il 21% delle pazienti affronta il problema con il proprio oncologo, mentre una su dieci non fa nulla per contrastarlo. I danni extra sono importanti e provocano l'interruzione del sonno, che rende poi più faticosa anche la giornata e, quando diventano molto intense, pesano perfino sulla continuità delle terapie oncologiche.
Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto considerando che solo il 60% delle donne assume regolarmente le terapie prescritte per ridurre il rischio di recidiva. "Le vampate di calore sono molto frequenti e influiscono negativamente sul benessere fisico-psicologico delle nostre pazienti. Sono molto simili a quelle che devono affrontare le donne in menopausa e vengono provocate dall’abbassamento dei livelli ormonali. Le cause possono essere il cancro stesso ma anche infezioni, il ricorso alla terapia ormonale o l’uso di alcuni farmaci come gli steroidi. Risultano di solito più gravi ed invalidanti come, tra l’altro, tutti i sintomi vasomotori associati alla terapia endocrina", ha spiegato Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci all’Istituto Europeo di Oncologia e docente di Oncologia Medica all’Università Statale di Milano.
Il problema, approfondito nel corso di un media tutorial realizzato grazie al contributo non condizionante di Bayer, riguarda in particolare le pazienti con carcinoma mammario con recettori ormonali positivi, che possono essere trattate con tamoxifene, inibitori dell’aromatasi o farmaci per la soppressione della funzione ovarica. Terapie fondamentali, ma che possono provocare vampate, sudorazioni notturne e disturbi del sonno anche per periodi molto lunghi. Il nodo centrale è proprio la durata delle cure. Nelle donne più giovani, per esempio, possono essere utilizzati analoghi del GnRH per bloccare la produzione degli ormoni sessuali, mentre la terapia endocrina può proseguire per cinque o anche dieci anni.
"La qualità di vita va garantita per questi lunghi periodi di tempo anche per favorire una corretta e costante assunzione delle terapie salvavita", ha sottolineato Curigliano. Il controllo delle vampate, quindi, non riguarda soltanto il comfort della paziente ma può incidere sulla possibilità di seguire con continuità un trattamento che deve essere assunto per anni.
Negli ultimi anni è stato studiato elinzanetant, una terapia orale non ormonale che agisce sui recettori NK-1 e NK-3 della neurochinina. Gli studi indicano un miglioramento dei sintomi vasomotori, della qualità di vita e dei disturbi del sonno nelle donne sottoposte a terapia endocrina per carcinoma mammario HR+. "Per la prima volta c’è una cura specifica che può limitare gli effetti collaterali indotti da uno dei trattamenti anti-cancro più diffusi. Diversi studi hanno evidenziato come agisca positivamente in donne trattate con le principali terapie endocrine come tamoxifene, inibitore dell’aromatasi o soppressore della funzione ovarica", ha affermato Curigliano.
Nelle pazienti con carcinoma mammario HR+ i risultati ottenuti sono stati superiori rispetto al placebo e sono stati osservati benefici anche sui disturbi del sonno, spesso associati alle vampate diurne e notturne.
Attualmente le vampate vengono trattate soprattutto con alcuni farmaci antidepressivi o, in alcuni casi, attraverso approcci come l’agopuntura. Per elinzanetant, invece, resta aperto il tema dell’accesso. "Ad oggi elinzanetant non è ancora rimborsato in Italia per l’indicazione delle pazienti oncologiche. Avere questa rimborsabilità rappresenterebbe un'importante opportunità per ampliare gli strumenti a disposizione dei clinici. Si potrebbe così rispondere a bisogni ancora rilevanti delle donne che affrontano questo tipo di percorso", ha spiegato Curigliano.
A sottolineare quanto sia importante poter contare su soluzioni efficaci è anche Flori Degrassi, presidente nazionale ANDOS-Associazione Nazionale Donne Operate al Seno: "Le vampate compromettono la qualità di vita ad oltre l’80% delle donne con carcinoma mammario. Devono essere affrontate con trattamenti specifici e sempre e solo dietro la supervisione di uno specialista. Invece riscontriamo la tendenza a non parlare di questo aspetto della malattia con il proprio oncologo oppure a ricorrere a metodi fai-da-te spesso non sufficienti o proprio dannosi perché interferenti con le terapie oncologiche". Il tema diventa sempre più rilevante perché in Italia vivono oltre 900 mila donne con una diagnosi di tumore del seno e i tassi di sopravvivenza e guarigione sono in aumento. Più donne vivono più a lungo dopo la diagnosi, maggiore diventa quindi l’importanza di gestire anche gli effetti collaterali che accompagnano le cure nel tempo.
Accanto ai trattamenti specifici, alcune misure possono contribuire ad attenuare i sintomi. "È opportuno praticare costantemente attività fisica e di rilassamento come la meditazione o lo yoga. Evitare il fumo e limitare, il più possibile, il consumo di caffeina e di alcool. Infine, può essere utile arieggiare adeguatamente gli ambienti sia di giorno sia di notte, e utilizzare abiti e lenzuola di cotone", conclude Degrassi. Il punto, dunque, è non considerare le vampate come un effetto collaterale inevitabile da sopportare. Parlarne con l’oncologo e intervenire sui sintomi può diventare parte integrante del percorso di cura, soprattutto quando la terapia endocrina deve accompagnare la paziente per molti anni.
