Tumore al seno: cosa cambia con i nuovi livelli essenziali di assistenza

Tumore al seno: cosa cambia con i nuovi livelli essenziali di assistenza

  • di Redazione
  • 13 Ottobre 2026
  • Italia ed estero

A fine settembre sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale gli aggiornamenti dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), con cui si aggiornano le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire alla collettività. Una buona notizia, certamente. Ma, a guardarli bene, questi provvedimenti hanno delle lacune, che bisognerà cercare di colmare. E, soprattutto, sarà necessario vigilare a che l’assistenza descritta sia garantita in tutte le Regioni e in tempi rapidi.

L’aggiornamento dei Lea introduce il programma di prevenzione e sorveglianza per mammella e ovaio per le donne sane portatrici della mutazione Brca 1 e 2. "Sicuramente questo rappresenta un passo decisivo verso una prevenzione più personalizzata, ma attenzione, abbiamo lasciato fuori gli uomini sani portatori della stessa mutazione, persone che hanno rischio aumentato sia per la mammella sia per la prostata. Senza dimenticare che sia uomini sia donne portatori di questa mutazione hanno un rischio aumentato anche per lo sviluppo del tumore del pancreas. Le associazioni di pazienti e la collettività tutta, visto che stiamo scrivendo di una popolazione sana portatrice di mutazione, devono necessariamente continuare il loro lavoro di affiancamento alle istituzioni per poter ottenere programmi di sorveglianza più esaustivi e completi e soprattutto senza differenza di genere laddove il rischio sia con evidenza scientifica, aumentato anche per l’uomo", ha confermato Adriana Bonifacino, oncologa, della Fondazione IncontraDonna.

Nei Lea appare oggi anche il test sul tessuto del tumore della mammella che caratterizza al meglio la malattia e permette di scegliere la terapia più appropriata dopo la chirurgia, cioè dà indicazioni se necessaria la chemioterapia ovvero la terapia di tipo ormonale. Si tratta di un test che può essere usato solo nel caso di alcuni tumori che rispondono agli ormoni in stadio precoce e che fino a qualche anno fa era a totale carico della/del paziente (circa 3000 euro). Un decreto attuativo del maggio 2021 da parte del Ministero della Salute aveva già messo fine a questo esborso economico da parte dei pazienti ma ora, dal 31 ottobre, il test sarà erogabile in tutto il territorio nazionale, senza che sia necessario rinnovare ogni anno la disposizione.

Dopo anni di attesa, la legge di Bilancio 2026 e il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031 prevedono l’ampliamento da 50-69 anni a 45-74 anni per tutte le Regioni. "Fino ad oggi era garantita dai Lea la fascia 50-69 anni, e le diverse regioni, secondo possibilità, avevano ampliato la coorte delle donne invitate allo screening includendo quelle dai 45 ai 49 e/o quelle dai 70 ai 74, contribuendo però così a una creare un’inequità inaccettabile spalmata su tutto il Paese. Ora certamente dovremo sorvegliare, anche come Associazioni, affinché la salute delle donne non dipenda più dal codice di avviamento postale e affinché le Regioni adeguino al più presto i propri servizi territoriali (apparecchiature, tecnici di radiologia, radiologi, amministrativi) così che vi sia una unica velocità a guidare la prevenzione verso il tumore della mammella", ha concluso Bonifacino.