Fake it ’til you make it
- di Redazione
- 10 Luglio 2026
- La collana di perle di Giulia
Torna la nostra Giulia Muntoni e ci racconta la voglia di vivere che persiste anche quando le forze vengono a mancare
"Non crederesti a ciò che una o due volte ho visto.
Ti dirò solo questo: solo se hai degli angeli nella testa
potrai, forse, vederne uno."
Mary Oliver lo sapeva che l’apertura alla Vita è tutto. Anche oggi, annientata da una debolezza che sembra impossibile da sconfiggere, mi ritrovo a svolgere, per come possibile, i compiti della mia giornata.
E, anche se per stare in piedi più di un momento mi ci vuole uno sforzo pari a quello necessario per spostare una montagna, dentro di me sorrido. Non perché io sia masochista, ma perché, nonostante sentirmi così dimezzi la quantità di cose che posso fare, non scalfisce minimamente la mia voglia di stare bene.
So già che, appena si aprirà un varco nella nebbia, sarò pronta ad approfittarne e tornare operosa.
Del resto, tutto quello che so sulla vita, l’ho imparato dalla danza degli opposti. La morte di mio padre mi ha ricordato prepotentemente quanto fosse preziosa la mia vita, pur sbattendomi addosso il concetto di "fragilità".
Ho capito davvero la differenza tra vivere e sopravvivere solo quando un tumore ha minacciato la mia esistenza ed io mi ci sono aggrappata con le unghie e coi denti. Per poi trovarmi a dover rifare tutto da capo sei anni dopo.
Ho benedetto la mia capacità di amare quando ho incontrato aridità e diffidenze, e ho capito che il vero cancro sarebbe stato diventare amara davanti alle brutture.
Perché la felicità non è un pacchetto già confezionato che, ogni tanto, se siamo fortunati, raccogliamo sulla strada e scartiamo con sorpresa, ma è un lavoro in corso, un atteggiamento mentale di chi prova a scegliere cosa guardare e cosa invece ignorare nel marasma che ci investe di continuo.
Posso non avere sempre la stessa grazia nell’affrontare i miei macigni, ma sono sempre grata per la testardaggine che mi spinge avanti, ad ogni costo.
