Tumori ginecologici: l’importanza di scegliere il giusto centro specialistico
- di Redazione
- 8 Gennaio 2026
- Italia ed estero
Quando si parla di tumori ginecologici, la qualità delle cure dipende in modo decisivo da dove inizia il percorso terapeutico. Affidare le pazienti fin dalle prime fasi a centri di riferimento specializzati può fare la differenza tra trattamenti realmente necessari e terapie inutili o potenzialmente dannose.
È questo il messaggio emerso dal congresso "Nodi di Cura", promosso dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano, che ha riunito specialisti per fare il punto sui modelli di cura più avanzati in ambito ginecologico-oncologico.
"È fondamentale che le pazienti vengano valutate e prese in carico nei centri di riferimento. La gestione in un centro oncologico garantisce diagnosi più accurate, riduce il rischio di errori e consente l’accesso a studi clinici e terapie all’avanguardia", ha sottolineato la dottoressa Valentina Chiappa, ginecologa oncologa dell’INT.
Uno degli aspetti chiave emersi dal congresso è il valore dell’approccio multidisciplinare. Nei centri specializzati, ginecologi oncologi, patologi, radiologi e oncologi medici lavorano insieme per definire il percorso di cura più appropriato per ogni paziente. Durante l’incontro è stato presentato un caso emblematico: una donna con diagnosi di tumore dell’endometrio formulata in un centro periferico, dopo intervento chirurgico e con indicazione a chemio-radioterapia adiuvante. La rivalutazione presso l’INT, grazie alla revisione dei preparati istologici, ha escluso la presenza di malattia, evitando così trattamenti invasivi e non necessari.
"Questo caso dimostra quanto sia determinante il ruolo del patologo di riferimento e del confronto multidisciplinare. Nei centri oncologici è possibile costruire percorsi personalizzati basati sull’integrazione delle competenze", ha spiegato il dottor Umberto Leone Roberti Maggiore, ginecologo oncologo della Fondazione IRCCS INT.
"La complessità dei tumori ginecologici richiede una presa in carico globale della paziente. Solo team altamente specializzati riescono a bilanciare efficacia oncologica, qualità di vita e, quando possibile, preservazione della fertilità", ha ribadito il dottor Giorgio Bogani, ginecologo oncologo dell’INT.
Durante il convegno si è parlato che di fertilità in quanto sempre più donne in età fertile ricevono una diagnosi di tumore ginecologico, e la possibilità di preservare il potenziale riproduttivo rappresenta un tema centrale.
"Sicurezza oncologica e tutela della fertilità devono procedere insieme. Questo è possibile solo nei centri di riferimento, attraverso programmi dedicati che accompagnano la paziente dalla diagnosi al follow-up", ha confermato la dottoressa Chiappa.
Anche in questo ambito, la centralizzazione delle cure si conferma decisiva per una corretta rivalutazione diagnostica e per la scelta del trattamento più appropriato.
Il congresso ha poi riflettuto sull’importanza delle reti regionali. Rafforzare il dialogo strutturato tra ospedali territoriali e centri hub specializzati è considerato un passaggio essenziale per garantire equità di accesso alle cure e standard elevati di qualità su tutto il territorio. Un modello organizzativo che mette davvero la paziente al centro, perché nei tumori ginecologici la cura giusta inizia dal centro giusto.
