Una fiaba d'amore: la mia vita

Una fiaba d'amore: la mia vita

  • di Redazione
  • 27 Agosto 2018
  • I Mille Colori di Fausta

Continua l'appuntamento settimanale del lunedì con la rubrica curata da Fausta Giorgia Mascia

Mi sveglio così presto che albeggia appena. Eppure, a Occidente, la volta del cielo è già un colore chiaro sfumato incantevole che più tardi si colorerà, come ogni giorno, di rosa e azzurrino quando il Sole "assonnato" si sveglierà del tutto e stiracchierà i suoi raggi caldi. È bellissimo il cielo della mia Sardegna all'alba e nei suoi incomparabili tramonti.

 L'aria alle cinque del mattino, sembra non ancora preparata all'imminenza di un nuovo giorno: è stranamente fresca (elemento tipico delle mattinate autunnali e primaverili) seppure siamo ancora in Agosto anche se inoltrato.

 Sto immobile davanti alla finestra pensando a cosa indosserò dopo la doccia. Oggi è giorno di "chemio", e al solito mi sveglio prima, contemplo la mia accogliente camera da letto e dispongo le vesti che indosserò.

Di fronte casa, da una finestra socchiusa del secondo piano, mi giunge il pianto di un bambino: nella stanza del bed and breakfast, affittata ad una giovane coppia, sicuramente il piccolino della famiglia comincia a risentire dell'umidità afosa della giornata. Un nero vestito con un abito bianco simile ad un saio, esce dal caseggiato vicino, solleva lo sguardo verso la mia finestra, forse scorgendo la mia figura, e prosegue spingendo una carrozzella piena di merce. Sento il rumore della saracinesca del bar sotto casa sollevarsi e dai riflessi di luce sui vetri della porta-finestra realizzo che sono quasi le sei: devo affrettarmi perché fra venti minuti dovrò partire per Cagliari. "Saluto" alcuni uccellini grigi che si sono posati sul terrazzino di cucina per becchettare briciole di pane ed acqua fresca che ogni giorno metto per loro e mi affretto ad uscire di casa: alle 06:20 sono in partenza. Rabbrividisco leggermente al contatto con il sedile caldo umido dell'automobile. Poi la strada mi inghiottisce e si snoda davanti a me. La temperatura, pur meno afosa degli altri giorni, è in perfetta media stagionale: 32°. Molte automobili sono ancora parcheggiate ai margini della strada, le case hanno per la maggior parte le imposte chiuse; solo qualche rara luce qua e là di persone che forse si alzano presto per lavoro, abitudine o perché un bimbo piccolo si è svegliato. Dell'acqua torrenziale del giorno prima non v'è traccia, se non la strada umida.

Sono tranquilla. La vista di prima mattina è magnifica: oleandri variegati, alberi ricchi di fogliame, qualche cornacchia che vola bassa, un mare di verde ovunque. Passa un pulmino carico di pensionati e al semaforo noto un nero che si lava una mela con una bottiglia d'acqua prima di rimettersi al lavoro.

Il Sole ora picchia sul vetro del guidatore: è abbagliante e bisogna posizionare il parasole. Stringo gli occhi poi penso di chiuderli. Mi vedo in questi dodici giorni di "pausa"tra un ciclo e l’altro: ho acquistato due cassette di pomodori corbarino ben maturi e mi sono cimentata con la salsa fatta in casa. Un bel da fare con mio marito che mi ha aiutata a mettere nei vasetti sterilizzati pomodori rossi, corposi con un ottimo profumo. Trenta barattolini per 30 porzioni di pastasciutta col pomodoro fresco. Assaporo l'idea che questa sera a cena, dopo il panino mangiato durante la lunga "chemio", una bella spaghettata con pomodoro, come dicono i giovani, "non me la leva nessuno!" Ricordo anche la raccolta di fichi e i fichi d'India da mia cognata: ostinate entrambe a riempire i nostri cestini nonostante le formiche e i moscerini si accanissero su mani e gambe. Nel corso della settimana poi, per quattro ore, è mancata la corrente quindi dalle 18:30 alle le 22:30 ho acceso le steariche a un vecchio candelabro a sei braccia e, con mio marito e mia cognata, abbiamo rievocato i tempi andati con le persone care, amate, amene memorie che ci hanno inumidito gli occhi di tanta tenerezza. Ed ancora il mio mare stupendo con i suoi tramonti dalle 18:00 alle 21:00. La sera, in spiaggia, ho osservato i gabbiani planare e la vita degli altri che passeggiano, nuotano, giocano, mangiano; ho provato felicità e mi sono percepita "simile" a loro perché ho vissuto normalmente come accadeva prima della malattia …

Mi sento serena per queste dodici giornate di pausa vissute intensamente, a godere della vita giorno per giorno, a fare cose semplici come andare in convento a trovare i miei fratini … Ringrazio per avere avuto questi giorni di benessere, buoni, normali, condivisi con le persone che amo e con amici che stimo …

Riapro gli occhi: il cielo è terso il Sole dardeggia, tutto scorre tranquillo. Anch'io sono rilassata. Troverò al quinto piano del Businco le mie amiche di "sventura", positive, solari che mi racconteranno i loro dodici giorni di sospensione e rideremo insieme raccontandoci delle nostre giornate "regalate", in attesa della chiamata alla chemio, che ci separerà per sette giorni.

Prendo atto che comincio ad accettare questo tran tran: è pur sempre vita, seppur "diversa", con paure che vanno e vengono, con grandi timori per le visite e per gli esiti, ma, come diceva il grande Edoardo "gli esami non finiscono mai!" Quindi animo "ragazze"! La vita è anche esperienze dolorose che ci fortificano e ci aiutano ad apprezzare pezzetti di infinito che prima magari non notavamo neppure. Noi che siamo consapevoli di curare un male, siamo come tutti gli altri, solo appunto, più consapevoli e pieni di "voglia di farcela", più disponibili con noi stessi e con gli altri. Sotto molti aspetti migliori. Lo so! Verranno ancora i giorni di paura, di tristezza, e talvolta di pianto ma, oggi è Estate e io sono felice di esistere, lascio il dolore dietro di me, cullato dalle onde del mare che amo, filtrato dall'amore che lo rende accettabile. Vi voglio bene amici/che miei/e che mi leggete, vivete, esortate alla lotta: la vita è bellissima, un dono che vale la pena di vivere pur con le sue "batoste" perché, dopotutto, proprio come nelle fiabe ascoltate da bambine e ripetute da madri, zie, nonne la vita riserva sempre, alla sua eroina, l'incontro con la "strega" e solo dopo mille peripezie, vince l’Amore, sempre e per sempre; non scordatelo mai!

Un bacione alla mia meravigliosa redazione, Valentina & company, che, permettendomi di scrivere per "Mai più sole contro il tumore ovarico", regala ai miei pensieri ed emozioni spazi infiniti ed eterni che sono i cuori dei miei lettori …