Tumori urologici, tra mutazioni genetiche e prevenzione

Tumori urologici, tra mutazioni genetiche e prevenzione

  • di Redazione
  • 11 Febbraio 2026
  • Italia ed estero

Personalizzare le terapie e il ricorso alla prevenzione nei tumori urologici! E’ ciò che richiede la Società Italiana di Uro-Oncologia (Siuro)
Ogni anno, infatti, nel nostro Paese si registrano oltre 5.500 casi di carcinomi urologici eredo-familiari, che rappresentano il 6-7% delle neoplasie di prostata, rene e vescica. Si tratta di tumori legati a mutazioni e varianti genetiche che aumentano la probabilità di contrarre la malattia rispetto al resto della popolazione. 

La consulenza genetica è fondamentale per individuare chi ha una predisposizione a sviluppare forme aggressive di tumore. "Questi test dovrebbero essere prescritti ai familiari dei pazienti affetti e portatori di mutazioni su tutto il territorio nazionale", spiega Giovanni Pappagallo, vicepresidente Siuro. Da non trascurare la mutazione Brca 2, conosciuta per il rischio legato al tumore mammario ma anche a quello di neoplasia prostatica la cui probabilità aumenta di tre volte rispetto alla popolazione generale. La familiarità interessa anche il tumore del testicolo, che con oltre 2.000 nuovi casi annui rappresenta la forma di cancro più frequente negli uomini sotto i 50 anni. Per questo la Siuro raccomanda l'autopalpazione dalla pubertà e controlli urologici annuali per chi ha parenti di primo grado colpiti dalla malattia.

I tumori genito-urinari interessano circa un milione di persone in Italia e riguardano non solo gli uomini anziani, ma anche adolescenti, giovani, adulti e donne. "Per contrastare queste forme di cancro bisogna incentivare il più possibile gli stili di vita sani e le diagnosi precoci", sottolinea Rolando Maria D'Angelillo, presidente Siuro.Senza contare l’impatto di fumo, alimentazione, sedentarietà. Il fumo di sigaretta, in particolare, è responsabile della metà dei nuovi casi di tumore della vescica.

Per quanto riguarda la diagnosi precoce del tumore della prostata, non esistono attualmente programmi di screening organizzati a livello nazionale, ma - ricorda la società scientifica - sono disponibili strumenti come l'esplorazione rettale digitale, il dosaggio del Psa e l'ecografia transrettale, che possono essere proposti ai soggetti a rischio o sintomatici.