Tumore della vescica, metà dei casi è dovuto al fumo
- di Redazione
- 17 Aprile 2026
- Italia ed estero
Il tumore alla vescica è il quinto tumore più frequente in Italia, ma è ancora poco conosciuto. Nel 2025, nel nostro Paese, sono stati stimati 29.100 nuovi casi di tumore della vescica. Il 50% è riconducibile al fumo di sigaretta. Circa il 10% è causato dall’esposizione professionale a sostanze chimiche presenti in alcuni coloranti, diserbanti o idrocarburi. La malattia comporta un rilevante carico clinico, organizzativo, economico e sociale per il Servizio Sanitario Nazionale, per i pazienti e per la loro rete assistenziale. Nonostante l’elevata incidenza, i sintomi (il principale è il sangue nelle urine) sono spesso sottovalutati o confusi con disturbi benigni ed è necessario sensibilizzare i cittadini e realizzare percorsi di cura uniformi sul territorio. È quanto emerso durante il convegno "Le sfide attuali nella presa in carico dei pazienti con tumore della vescica", tenutosi a Roma con la partecipazione di medici, farmacisti ospedalieri, manager sanitari, associazioni di pazienti e altri professionisti del settore.
In Italia vivono oltre 300mila cittadini con la diagnosi di tumore della vescica. Il 90% dei casi è rappresentato dal carcinoma uroteliale.
"Le differenze di genere in questa patologia sono evidenti, con 23.100 nuove diagnosi negli uomini e 6.000 nelle donne, stimate nel 2025 in Italia. Rispetto al passato, l’incidenza della neoplasia è in sensibile aumento nella popolazione femminile. Chi fuma presenta un rischio di sviluppare la malattia quasi cinque volte superiore rispetto a un non tabagista. Questa abitudine, un tempo quasi esclusivamente maschile, negli ultimi anni è sempre più diffusa tra le donne", ha spiegato Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e direttore della Clinica Oncologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche.
Va posta particolare attenzione a sintomi come la presenza di sangue nelle urine, la difficoltà a urinare e il dolore associato alla minzione. La sopravvivenza a 5 anni è elevata, pari a circa l’80%.
Nel 75% dei pazienti, il tumore si presenta allo stadio iniziale ed è confinato alle parti superficiali della parete vescicale. "In questi casi, è possibile intervenire chirurgicamente, con buone possibilità di guarigione. La gestione della malattia metastatica è più complessa e, per decenni, la chemioterapia ha rappresentato lo standard di cura. Oggi sono disponibili terapie innovative, in grado di migliorare la sopravvivenza", ha ribadito Berardi.
Il convegno è stato realizzato da ISHEO (Integrated Strategies for Health Enhancing Outcomes) e rientra nel progetto "Urothelial Cancer Challenge", realizzato con il contributo non condizionante di Astellas Pharma che supporta, parallelamente, iniziative volte alla diagnosi tempestiva, come la campagna "Fermati al Rosso".
"L’Urologia riveste un ruolo centrale nella costruzione di percorsi integrati per il paziente con tumore della vescica, a partire dalla diagnosi tempestiva fino alla gestione delle fasi successive del trattamento. La collaborazione strutturata con radiologi, anatomo‑patologi e oncologi consente di garantire appropriatezza clinica e continuità assistenziale, elementi indispensabili per un percorso realmente efficace", ha affermato Giuseppe Carrieri, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia, direttore del Dipartimento di Urologia Universitaria del Policlinico Foggia e presidente della Società Italiana di Urologia (SIU).
"La presa in carico del paziente con tumore della vescica richiede un percorso organizzato e realmente multidisciplinare, che garantisca diagnosi tempestiva, appropriatezza e continuità di cura. In questo senso, l’adozione uniforme di un PDTA regionale rappresenta uno strumento essenziale: permette di armonizzare i processi, ridurre le differenze territoriali e favorire l’accesso equo alle innovazioni diagnostico-terapeutiche. Solo attraverso un modello condiviso e coordinato possiamo assicurare a ogni paziente il miglior trattamento possibile, indipendentemente dal luogo in cui vive", ha spiegato Fabio Calabrò, direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma.
"Il paziente con tumore della vescica affronta un percorso impegnativo, segnato dalla complessità della diagnosi e dalla necessità di controlli frequenti. Le sfide quotidiane riguardano non solo gli aspetti clinici, ma anche il carico emotivo e organizzativo che la malattia comporta. Come Associazione, ci impegniamo a sensibilizzare la popolazione sul riconoscimento precoce dei segni e sintomi, per favorire diagnosi tempestive e consapevolezza su una patologia spesso sottovalutata oltre che supportare i pazienti e le loro famiglie. La nostra associazione fornisce utili informazioni in modo tale da rendere maggiormente consapevoli i pazienti nella scelta del proprio percorso di cura", ha concluso Daniela Girardo, delegata regionale Piemonte Associazione Pazienti PaLiNUro.
