Tumore al seno: scoperto un nuovo punto debole delle forme più resistenti

Tumore al seno: scoperto un nuovo punto debole delle forme più resistenti

  • di Redazione
  • 9 Dicembre 2025
  • Italia ed estero

Uno studio coordinato dall’Università di Firenze e pubblicato sulla rivista Cancer Research apre a nuove possibilità terapeutiche per il carcinoma mammario resistente ai farmaci. La ricerca, firmata dall’Aacr, l’American Association for Cancer Research, ha individuato un potenziale punto debole nei tumori della mammella caratterizzati da mutazioni del gene Esr1, frequentemente associati alle forme più aggressive e refrattarie alla terapia endocrina.

Questi tumori, stimolati dagli ormoni femminili come gli estrogeni, vengono normalmente trattati con farmaci endocrini, uno dei pilastri delle cure per il carcinoma mammario. Ma fino al 30% delle pazienti sviluppa nel tempo una progressiva resistenza. Lo studio, dal titolo "Esr1 Activating Mutations Confer Metabolic Vulnerabilities in ER+ Breast Cancer", rivela che proprio le mutazioni di Esr1, il gene che codifica il recettore degli estrogeni, non solo rendono le cellule tumorali indipendenti dagli ormoni, ma ne modificano profondamente il metabolismo lipidico.

"Le mutazioni rendono il recettore attivo in modo permanente, anche quando il farmaco o la terapia hanno bloccato gli ormoni: in pratica, il tumore continua a comportarsi come se fosse "alimentato" dagli estrogeni anche in loro assenza. Abbiamo osservato che queste cellule esprimono alti livelli dell’enzima Acsl4, un indicatore chiave di sensibilità alla ferroptosi, una particolare forma di morte cellulare causata dall’ossidazione dei lipidi", ha spiegato il coordinatore dello studio, Andrea Morandi dell’Università di Firenze. 

La scoperta apre dunque una nuova strategia: secondo i ricercatori, stimolare la ferroptosi con farmaci dedicati, in combinazione con i degradatori del recettore estrogenico (Serds), attuale standard terapeutico per questo tipo di tumori, permette di potenziare l’efficacia del trattamento nei modelli preclinici.

"Questa scoperta potrebbe avere un impatto concreto nella gestione dei tumori al seno resistenti alle terapie ormonali. Offre un nuovo modo per selezionare i trattamenti più efficaci", ha sottolineato Morandi.

Un risultato confermato anche da Francesca Bonechi, dottoranda Unifi e prima firmataria dell’articolo: "La nostra ricerca apre la strada a strategie combinate capaci di colpire selettivamente le cellule resistenti, trasformando una mutazione sfavorevole in un possibile punto di attacco".