Tumore al seno, 6000 pazienti evitano la chemio grazie ai test genomici
- di Redazione
- 2 Dicembre 2025
- Italia ed estero
La medicina di precisione continua ad essere l’avanguardia dell’oncologia. In particolare se si pensa alla cura del tumore al seno ormono-responsivo, che riguarda oltre il 70% dei casi. Grazie ai test genomici, come, ad esempio Oncotype Dx, è possibile capire chi ha davvero bisogno della chemioterapia e chi, invece, può semplicemente essere curata con l'ormonoterapia.
Questo test si effettua su un campione di tessuto tumorale asportato durante l'intervento chirurgico e analizza l'attività di 21 geni del tumore, valutando aggressività e grado di ormono-responsività della neoplasia.
"Nelle pazienti che mostrano una forma aggressiva di tumore, il trattamento più idoneo, dopo l'intervento chirurgico è la chemioterapia - spiega Alessandra Fabi, docente Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile Medicina di Precisione in Senologia, Fondazione Policlinico Gemelli - al contrario, in quelle con le forme a bassa aggressività si può procedere solo con l'ormonoterapia. Tra queste due categorie, ce n'è una terza che può avvantaggiarsi del test Oncotype; si tratta di donne con un tumore invasivo in stadio precoce (I, II o IIIa), ormono-sensibile ed Her2 negativo, senza coinvolgimento dei linfonodi o al massimo fino a tre linfonodi interessati (in caso di donne in menopausa). In queste donne, il test genomico aiuta il medico a valutare il rischio di recidiva e a guidare la scelta terapeutica tra semplice ormono-terapia o chemioterapia seguita dall'ormono-terapia".
Ad oggi ha ridotto del 48% il ricorso alla chemioterapia, ovvero a circa 6.000 pazienti l'anno: due pazienti su tre in postmenopausa con neoplasia operata e di 1 su tre tra quelle in pre-menopausa. Questo significa anche ridurre i costi sanitari legati al trattamento chemioterapico.
In Italia, nel 2020 è stato creato un fondo speciale di 20 milioni di euro per offrire il test a circa 10.000 pazienti l'anno. Alcune Regioni (Lazio, Lombardia e Campania) hanno utilizzato il test, ma in altre l'uso è rimasto marginale. "Il nostro augurio - conclude Gianluca Franceschini, Ordinario di Chirurgia Generale all'Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Gemelli - è che Oncotype Dx possa essere inserito presto nei Lea per garantirne l'uso in tutto il territorio nazionale".
