I vegetariani hanno un rischio inferiore di contrarre cinque tipi di tumore

I vegetariani hanno un rischio inferiore di contrarre cinque tipi di tumore

  • di Redazione
  • 5 Marzo 2026
  • Italia ed estero

Una dieta vegetariana può ridurre significativamente l'incidenza di cinque tipologie di tumore, ma presenta anche delle insidie inaspettate. È quanto emerge da un imponente studio epidemiologico condotto dall'Università di Oxford e pubblicato sul British Journal of Cancer, che ha analizzato i dati di oltre 1,8 milioni di individui seguiti per un arco temporale medio di 16 anni.

I risultati, come riporta il Guardian, mostrano che chi segue un regime vegetariano gode di una protezione marcata contro cinque specifiche forme tumorali. In particolare, il rischio risulta inferiore del 21% per il tumore al pancreas, del 12% per la prostata e del 9% per il seno. Lo studio, finanziato dal World Cancer Research Fund, ha inoltre rilevato una riduzione del rischio del 28% per il tumore ai reni e del 31% per il mieloma multiplo.

Secondo la Dottoressa Aurora Pérez-Cornago, ricercatrice principale del progetto, questi dati rappresentano una notizia estremamente positiva per la salute pubblica, considerando che tali patologie rappresentano circa un quinto dei decessi oncologici nel Regno Unito.

Nonostante i benefici complessivi, l'indagine ha fatto emergere un dato controintuitivo: i vegetariani presentano un rischio quasi raddoppiato di sviluppare il carcinoma squamocellulare dell’esofago. Gli esperti ipotizzano che tale vulnerabilità possa derivare da carenze nutrizionali specifiche, in particolare delle vitamine del gruppo B. Parallelamente, lo studio ha osservato che i vegani mostrano un rischio di tumore all’intestino superiore superiore del 40% rispetto a chi consuma carne, probabilmente a causa di un basso apporto di calcio (mediamente 590 mg al giorno contro i 700 mg raccomandati).

Per superare i limiti delle ricerche precedenti, spesso basate su campioni troppo piccoli, il team guidato dal Professor Tim Key, epidemiologo di chiara fama presso l'Università di Oxford, ha aggregato dati provenienti da tutto il mondo. Il campione ha incluso circa 1,64 milioni di consumatori di carne, oltre 63.000 vegetariani e circa 9.000 vegani. "La nostra impressione è che la differenza sia legata alla carne stessa, ma è un'ipotesi che richiede ulteriori verifiche dirette", ha spiegato Key. Lo studioso ha inoltre precisato che l'assenza di una differenza marcata nel tumore intestinale tra i due gruppi potrebbe dipendere dal consumo di carne rossa già relativamente basso tra i partecipanti selezionati.