3000 oncologi in Italia sono pochi
- di Redazione
- 12 Febbraio 2026
- Italia ed estero
AIOM lancia l’allarme
5 oncologi ogni 100mila abitanti! Per un totale di 3mila oncologi con circa 390mila persone che si ammalano di cancro ogni anno in Italia e 3,5 milioni che vivono con una diagnosi di neoplasia. Ahimè, sono pochi, questo significa avere meno tempo da dedicare ai propri pazienti e rischiare il burnout professionale.
Ma consola sapere che il 2026, rispetto al 2022, si apre con una diminuzione dell'incidenza complessiva dei tumori pari all'1,7% in Europa e al 2,6% in Italia. La situazione per le donne, però, non è così rosea, infatti si registra un aumento dell'incidenza del cancro al polmone femminile a causa del maggior consumo di sigarette negli ultimi anni. A tal proposito è importante ricordare che è stata recentemente lanciata la raccolta delle firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare che richiede l’aumento di 5 euro sul prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, comprese sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Tutti i cittadini maggiorenni possono aderire all’iniziativa promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM, firmando sulla piattaforma del ministero della Giustizia, utilizzando Spid, Cie o Cns. Al momento sono state raggiunte oltre 20mila firme.
Se è confortante sapere che il 40% dei nuovi casi di cancro in tutto il mondo è prevenibile perchè legato a fattori di rischio modificabili, come evidenziano molti studi, esistono delle carenze importanti, come afferma Rossana Berardi, presidente eletta dell'Aiom in un’intervista concessa all’ANSA: "Tremila oncologi non bastano perchè i pazienti sono sempre più numerosi e fortunatamente vivono più a lungo e con più bisogni. In nazioni vicine il numero di questi professionisti è superiore: in Germania sono circa 8mila, in Francia 7.500, in Gran Bretagna 5mila e solo in Spagna si contano 4500 unità. Inoltre, il carico burocratico per gli oncologi italiani pesa per il 40%, una percentuale maggiore rispetto agli altri Paesi, con un conseguente carico di stress, tanto che fino a 8 giovani oncologi su 10 sono colpiti da burnout, e minore tempo da dedicare ai pazienti". Qualcosa sta cambiando come spiega la dottoressa, ma non è abbastanza: "Le borse per la scuola di specializzazione in oncologia quest'anno erano circa 320 e sono state coperte quasi per il 90%, ma il gap resta. Inoltre i nuovi oncologi arriveranno fra 5 anni, ma noi abbiamo bisogno di sopperire a queste lacune adesso, a fronte anche di numerose uscite attese a breve per pensionamento".
Una soluzione potrebbe essere prendere spunto dai modelli anglosassoni introducendo la figura dell'operatore oncologico intermedio, ovvero una figura non necessariamente di area medica, come spiega Berardi, ma con una formazione ad hoc in modo da sgravare il medico dalle funzioni più burocratiche ed amministrative e anche di aiutare i pazienti ad orientarsi nei vari percorsi. Un'esperienza pilota è già partita nell'ospedale di Ancona. La seconda proposta è utilizzare app per smartphone, già in uso in vari Paesi, per snellire e velocizzare la raccolta dei dati e utilizzarli per cure a domicilio e tossicità dei farmaci. Come spiega Berardi: "Questo permetterebbe di recuperare più tempo per i pazienti ma anche per smaltire le liste di attesa". Un altro problema nasce dalla riduzione dei posti letto, come spiga Massimo Di Maio, president Aiom: "In 10 anni, in Italia, sono stati tagliati 1.091 posti letto pubblici in Oncologia Medica: nel 2013 erano 5.234, ridotti a 4.143 nel 2023 , mentre nel 30% dei centri manca ancora l'assistenza domiciliare oncologica".
