Il gatto domestico può aiutare a curare i tumori nell’uomo

Il gatto domestico può aiutare a curare i tumori nell’uomo

  • di Redazione
  • 1 Maggio 2026
  • Curiosità

Un recente studio pubblicato su Science mostra  che i tumori felini condividono con quelli umani mutazioni chiave, geni driver e meccanismi biologici.

È la prima mappa su larga scala del genoma del tumore nel gatto domestico, e indica che i felini possono diventare alleati preziosi per accelerare la ricerca oncologica, aprendo la strada a trial clinici condotti in parallelo sulle due specie. Si sfrutterebbe la velocità con cui i tumori felini si sviluppano, molto più rapida che nell'uomo, per testare nuovi farmaci e protocolli in tempi più brevi.

"Uno dei maggiori sviluppi mai registrati nell'oncologia felina". Così lo ha definito la senior author dello studio, Louise van der Weyden del Wellcome Sanger Institute di Cambridge, alla guida di un team internazionale che ha coinvolto l'Ontario Veterinary College, l'Università di Berna e la Cornell University College of Veterinary Medicine dello stato di New York.

Il gruppo ha analizzato 493 campioni di tessuto tumorale provenienti da gatti di cinque paesi, coprendo 13 tipi diversi di neoplasia. Uno dei risultati più interessanti riguarda il gene TP53, il "grande guardiano" del genoma: è risultato mutato nel 33% dei tumori felini, quasi identico al 34% osservato nei tumori umani.

Non una coincidenza, ma un indizio profondo e la conferma che il cancro sembra nascere dalla rottura dei meccanismi di difesa che la vita ha costruito nel corso di centinaia di milioni di anni. Meccanismi che sono, sostanzialmente, identici in tutte le specie. Come dimostrarono, già nel 1976, Harold Varmus e J. Michael Bishop, Premi Nobel 1989, affermando che gli oncogeni derivano da normali geni cellulari presenti in tutte le specie.

Le analogie più clinicamente rilevanti tra tumori del gatto e dell'uomo evidenziate nello studio su Science riguardano i carcinomi mammari. Il tumore alla mammella è una delle forme di cancro più aggressive nei gatti e, fino ad oggi, i meccanismi genetici che lo guidano erano in gran parte sconosciuti. La ricerca ha identificato sette geni driver responsabili dello sviluppo di questi tumori.

Il più comune è FBXW7, alterato in oltre la metà dei campioni felini analizzati: nell'essere umano, le mutazioni dello stesso gene nel carcinoma mammario sono associate a prognosi peggiore. Il secondo gene più frequente in questi tumori è PIK3CA, presente nel 47% dei casi, anch'esso già noto nell'oncologia umana del seno, dove viene trattato con inibitori PI3K oggi in uso clinico.

Parallelismi significativi sono stati riscontrati anche nei tumori della pelle: la maggior parte dei carcinomi squamocellulari cutanei felini risulta associata a danni da radiazioni UV, esattamente come nelle forme analoghe umane. Un dato che, secondo i ricercatori, non è solo genetico, ma ambientale: i gatti vivono nelle stesse case dei loro proprietari, respirano la stessa aria, sono esposti alle stesse sostanze chimiche e alle stesse radiazioni solari.

"Non stiamo più guardando a questi problemi come separati, ma come una sfida biologica condivisa. Possiamo utilizzare le informazioni che troviamo nelle persone per tradurle nei gatti, e dai gatti agli esseri umani", ha dichiarato la dottoressa Latasha Ludwig, co-autrice dello studio e veterinaria presso la Cornell University

I campioni dei 493 gatti analizzati sono ora una risorsa aperta per la comunità scientifica internazionale e rafforzano la visione della One Medicine, cioè l'idea che medicina veterinaria e medicina umana non siano mondi paralleli, ma due facce della stessa biologia. E i tumori dei gatti sono una finestra aperta sul cancro umano, costruita da centinaia di milioni di anni di evoluzione comune.